Intervista a Carlo K. Bare in occasione dell'uscita del suo giallo 'Le Ombre dopo il delitto'

 

“Le Ombre dopo il delitto” , a quale tipo di lettore hai pensato?

La domanda è più che legittima. Quando si scrive si parte con una idea, ma poi chi fa questo mestiere deve sempre domandarsi ‘cui prodest?’ Se la risposta non c’è o non è convincente, è inutile pubblicare. Il mio intendimento è di rivolgermi ad appassionati del genere giallo i quali per pigrizia o per i limiti del tempo a disposizione, faticano a leggere romanzi strutturati in modo complesso. I racconti de “Le Ombre”si esauriscono di una decina di pagine, il tempo di familiarizzare con i protagonisti, conoscere un evento delittuoso, poi giri pagina e gli enigmi si sciolgono, i colpevoli sono belli che serviti.

 

C’è poi l’altro elemento quello del paranormale, dell’extra terreno ad esempio anime di defunti che interagiscono nelle indagini con gli investigatori. Da dove viene l’ispirazione per tutto ciò?

Provengo da una famiglia molto cattolica dove il rapporto con l’Aldilà è sempre stato molto forte. Vedo poi che sono tanti gli appassionati di gialli che amano il trascendentale. Se parliamo di ghost story in letteratura gialla ad esempio, troviamo diversi campioni: dai romanzi di Dean Koontz alla visione dei defunti del commissario Ricciardi di De Giovanni.

 

Ma ne ‘Le Ombre’ c’è di più: intere indagini condotte da entità spirituali. E poi Angeli e Demoni che ispirano i primi il trionfo della giustizia ed i secondi i delitti stessi. Cosa è? Il tentativo di avviare un nuovo genere?

Non scherziamo. La faccenda è molto più semplice. Il genere giallo è un genere di intrattenimento, di pura evasione. Per questo piace così tanto. Andare sullo straordinario come ho fatto con in questi racconti rafforza l’effetto di trasposizione in una realtà ben diversa dalla quotidianità. Comunque non credo di essere unico a ritenere che non siamo soli, al nostro fianco in mille universi paralleli scorrono tante altre entità benevole quanto maligne.

 

Nove racconti ambientati in nove città diverse, il motivo di questa scelta?

Ho evitato il regionalismo perché mi interessava sancire la globalità dei racconti, focalizzare l’attenzione sui fatti narrati lasciando al contorno l’ambientazione. Avrei potuto collocare il tutto in una indefinita città italiana, ma sarebbe risultato troppo asettico. Inoltre grazie a questa scelta ho potuto variare alcuni temi, locuzioni, modi di fare dei protagonisti nell’obiettivo, lo ripeto, di non essere mai ripetitivo bensì di intrattenere e divertire il lettore.

 

Alcuni racconti, in particolare i due finali ‘Angeli contro demoni’ e ‘La Comunione dei Defunti’ hanno come soggetto efferati delitti nei confronti di bambini. Non le sembra di aver esagerato.

Purtroppo no. Questi fatti avvengono e sono accaduti. Basta leggere la cronaca nera di questi ultimi anni. Ecco perché parlo anche di influenze demoniache, l’uomo è l’unico essere del regno animale che uccide i cuccioli della propria specie. Questo, a mio avviso, non si spiega solo con la follia, dimostra invece che le forze del male esistono pronte a manifestarsi per nostro tramite con tutta la perversa e assurda violenza della quale sono capaci.

 

Per fortuna ci sono anche presenze angeliche a contrastare il Male.

Si, sono gli emissari di un Dio caritatevole ma anche implacabile nel punire i malvagi. Perché la giustizia alla fine trionfa sempre.

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