il Teatro
Il dovere del Medico - atto unico di Luigi Pirandello adattamento di Carlo Barba
Il sogno di Valentino - libero adattamento de' La fortuna di Schizzo di A.Setti
La Guerra delle Campane - atto unico tratto dall'omonimo racconto di G.Rodari
Il Tempo delle Cattedrali - Atto unico
Lo Terzo Compito - monologo con balletto e musica
Le interviste impossibili: Colloquio con Rudolf Steiner
APPRENDISTA ANGELO
Carlo K Bare
C’era una volta un bambino di nome Gabriele. Viveva in un grande condominio, circondato da un giardino così perfetto da sembrare finto, dove i fiori stavano composti come soldatini e il silenzio era rotto solo dal rimbalzo ritmico della sua palla. Non c’erano altri bambini in quel caseggiato, ma a Gabriele bastava quel perimetro di sole. Sua madre era una voce che pioveva dal balcone, un richiamo fatto di compiti e cena, l’unico ancoraggio a un mondo dove lei lavorava sempre troppo per tenere insieme i pezzi della loro piccola famiglia.
Il giorno in cui la palla rotolò verso la strada, il mondo mutò frequenza. Il rumore dei camion svanì in un ronzio ovattato. Sulla linea di confine tra l'erba e l'asfalto, un uomo apparve come un’ombra antica. Aveva un cappello che sapeva di polvere e una barba bianca come le nuvole.
— Ti andrebbe di diventare un angelo? — chiese il vecchio.
Gabriele scosse la testa, pensando al vuoto che avrebbe lasciato sul balcone di casa. — La mamma resterebbe sola.
Il vecchio si aprì in un tenero sorriso: — Se cambi idea, basta un calcio più forte alla tua palla.
Passarono decenni in un battito di ciglia. Gabriele era ora l'uomo sulla panchina. Ma quando bloccò la palla del piccolo Emanuele che si avviava verso la strada, il tempo si ripiegò dolcemente, come una pagina che torna all'inizio. Guardandosi nel riflesso di una vetrina, non vide un estraneo, ma il testimone di una vita che non era mai accaduta.
— Hai sognato, Gabriele — disse la voce del vecchio, che ora sembrava provenire dall'interno della sua stessa testa. — Ti abbiamo concesso di vivere ogni ruga, ogni solitudine e ogni tramonto, affinché il tuo cuore non avesse rimpianti. Hai vissuto un'intera vita in quel singolo istante in cui quel camion rosso ha tagliato il vento.
— Allora... la mamma?
— Lei non ha certo visto l'anziano che sei diventato. Lei vede il bambino di luce che non l'ha mai lasciata. Sei stato il suo conforto invisibile, il soffio di vento che le asciugava le lacrime mentre lavorava al computer, convinta di averti perso, mentre in verità ti aveva guadagnato per sempre.
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